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Anno IX | n° 1 | Luglio  2017
 
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Una Euroregione per l’area transfrontaliera Sicilia-Malta?

Politiche pubbliche
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Il seguente articolo rappresenta una riflessione generale sullo stato della questione della cooperazione transfrontaliera europea in atto tra la Regione Sicilia e la Repubblica di Malta. Dopo aver descritto il programma operativo INTERREG Italia-Malta sovvenzionato da fondi europei provenienti dalla politica di coesione, si avanzano alcune ipotesi su future linee d’azione future per il raggiungimento di una maggiore interazione strategica congiunta tra le due isole.

 

1.     La Cooperazione Territoriale Europea (CTE) e la programmazione comunitaria INTERREG

Sebbene il fenomeno della cooperazione territoriale sia presente in numerose realtà politiche mondiali, oggigiorno non esiste accademico o stakeholder coinvolto in questo tipo di politiche che non riconosca la sua fondamentale importanza dentro il progetto generale di integrazione europea, nonché il suo continuo sviluppo sul territorio del vecchio continente. La cooperazione territoriale europea (CTE), di fatto, costituisce uno dei due obiettivi generali della politica comune di coesione della Unione Europea (UE). Grazie ad essa, le istituzioni europee propongono una serie di strumenti per l’attuazione congiunta di azioni e politiche attraverso la cooperazione di attori di tutti i livelli di governance territoriale provenienti da più paesi. Con l’obiettivo generale di uno sviluppo sia economico che sociale, la CTE prende forma attraverso il suo programma INTERREG che si sviluppa in tre ambiti diversi di cooperazione: interregionale, transnazionale e transfrontaliera (Commissione Europea; 2017).

Nonostante i primi tentativi di cooperazione territoriale europea risalgono addirittura alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, sarà necessario attendere tutta una serie di sviluppi giuridici e di accordi interstatali di cooperazione per assistere alla nascita definitiva del programma INTERREG nel 1990 (a questo proposito, vedasi l’interessante lavoro di ricostruzione cronologica della CTE proposto da Oliveras, Durà e Perkmann; 2010). E, sebbene rapido, esso passerà a sua volta attraverso una fase di evoluzione dal suo lancio sperimentale finanziato da 1 miliardo di euro nel periodo 1990-93 (INTERREG I) fino ad arrivare all’attuale fase INTERREG V, comprendente più di 100 diversi programmi di cooperazione con un budget di 10,1 miliardi di euro (per informazioni più dettagliate, vedasi lo schema riassuntivo della Figura 1).

Fonte: EC Website, 2017 http://ec.europa.eu/regional_policy/en/policy/cooperation/european-territorial/

 

Oltre l’evidente eccezione delle frontiere esterne della UE rappresentata dai programmi di cooperazione con paesi terzi (attraverso lo Strumento di Assistenza Preadesione [IPA] e lo Strumento Europeo di Vicinato e Partenariato [ENI/ENPI]), le tre modalità territoriali (A-B-C) possono inizialmente apparire all’occhio meno esperto come simili, sebbene esistano delle marcate differenze. Volendo decifrarne la natura, è importante distinguere la distribuzione dei differenti attori nell’ambito della cooperazione. Nel primo caso (INTERREG A Transfrontaliero), gli attori territoriali coinvolti devono trovarsi in una zona con loro confini adiacenti allo scopo di attuare politiche e progetti di abbattimento dell’effetto frontiera. Nel secondo (INTERREG B Transnazionale), il programma coinvolgerà una serie di paesi adiacenti in una determinata zona geografica (come ad esempio l’intero insieme dei paesi adriatici o baltici) interessati da determinate tematiche comuni impossibili da risolvere individualmente (come nello spesso citato ma sempre fondamentale caso della salvaguardia del medio ambiente). Finalmente, nel terzo caso (INTERREG C Interregionale), gli attori territoriali interessati non apparterranno a territori adiacenti o frontalieri, ma sfrutteranno piuttosto l’accomunarsi di determinati interessi e/o preoccupazioni per realizzare dei progetti di sviluppo comune per affrontare tematiche condivise non affini per natura strettamente geografica (vedasi per esempio l’iniziativa sperimentale dei 4 motori economici per l’Europa o il programma per la gestione urbana INTERREG URBACT).

Come membro attivo della comunità UE e fervente partecipante alla politica (e ai relativi fondi) di coesione, la Repubblica Italiana è attivamente impegnata in 19 programmi di cooperazione territoriale alla data dell’attuale fase di programmazione INTERREG V 2014-2020 (8 transfrontalieri tra frontiere interne, 3 per frontiere esterne, 4 transnazionali e 4 interregionali)[1].

 A sua volta, la Regione Autonoma Sicilia è convolta in quanto ente territoriale in 8 di questi programmi:

·      INTERREG A: ENPI CBC Italia -Tunisia; INTERREG Italia-Malta

·      INTERREG B: Adriatico-Ionico; Mediterraneo

·      INTERREG C: ESPON; INTERACT; EUROPE; URBACT

Sebbene ciascuno di tali programmi apra potenziali porte per linee individuali di ricerca, ci soffermeremo esclusivamente sulle possibilità introdotte dal programma di cooperazione INTERREG nell’area transfrontaliera Sicilia-Malta, già oggetto di analisi in quanto caso di studio principale della tesi dottorale dell’autore[2]. Dopo tale introduzione generale alla programmazione europea in questioni di cooperazione territoriale, provvederemo ad una necessaria descrizione delle caratteristiche del Programma Operativo Italia-Malta nei suoi tredici anni di attività, della sua struttura attuale di governance e del territorio da esso coinvolto. Il ragionamento proseguirà introducendo ulteriori esempi di governance transfrontaliera (tali come le Euroregioni) come strumenti ideali per una evoluzione strategica delle cosiddette politiche cross-border. Finalmente, elaboreremo alcuni argomenti preliminari in favore della creazione di una Euroregione Sicilia-Malta per lo sviluppo economico e sociale di tale regione transfrontaliera isolana situata nel cuore del Mediterraneo.

 

2.     Il programma INTERREG Italia-Malta

Il programma operativo INTERREG Italia-Malta nasce ufficialmente nel 2004 per volontà congiunta dei territori coinvolti e delle stesse autorità europee. Non a caso, quello stesso anno le istituzioni comunitarie danno il benvenuto alla Repubblica di Malta nella famiglia della UE dopo il relativo processo di adesione e l’esito positivo del referendum decisionale del 2003[3]. Nonostante il periodo di programmazione europea settennale 2000-2006 si trovi già ben oltre la metà del suo ciclo di attuazione, questo non previene l’attuazione di una fase “sperimentale” iniziale per gli anni 2004-2006 con un budget ridotto all’incirca a 7 milioni di euro (contributo FESR[4] € 5.124.654). Ovviamente, nei grandi numeri dei finanziamenti europei tale cifra potrebbe apparire ai più come irrisoria, ma tenendo conto della relativa inesperienza previa di entrambi i territori in tale tipo di azioni e della necessità di costituire le prime forme di partenariato ed i vincoli necessari di fiducia, i 13 “piccoli” progetti finanziati appaiono oggi come un primo tentativo di approccio per l’inizio della cooperazione ed il superamento delle prime difficoltà (Commissione Europea 2008, p. 29).

In ogni caso, le istituzioni responsabili della gestione manifestano un rinnovato interesse ed una maggiore spinta verso una pianificazione congiunta più efficace per il nuovo periodo di programmazione 2007-2013. Tali cambiamenti si dimostrano evidenti nel nuovo programma operativo sia a livello di strategia (adesso maggiormente integrata e con chiare linee di azione per il raggiungimento di obiettivi tematici specifici) che di finanziamenti, raggiungendo un finanziamento totale di circa 42 milioni di euro (contributo FESR € 30.148.017). Per il 2007-2013, ben 24 progetti vengono finanziati dal programma INTERREG. Sebbene nelle maggiori pubblicazioni accademiche e nelle analisi della cooperazione transfrontaliera a livello europeo tendano a mancare dei riferimenti espliciti all’INTERREG Italia-Malta, il programma comincia tuttavia a fare capolino nello scenario europeo. È questo il caso dei progetti esemplari ammessi allo showcase dell’European Cooperation Day 2013, in cui si rimarca l’originalità di progetti come il VAMOS SEGURO[5] (con il suo innovativo sistema radar per il monitoraggio vulcanico delle ceneri dell’Etna utile per l’aviazione) o del progetto CALYPSO[6] (che sfrutta un sistema per il monitoraggio per le correnti con la finalità principale di identificare perdite di petrolio ed agenti contaminanti nel canale siculo-maltese). Le analisi e le interviste accumulate dall’autore, inoltre, denotano la presenza di interessanti output di progetto non ancora messi sotto i riflettori ma non meno rilevanti. Si prenda l’esempio del progetto SIMIT[7] per l’elaborazione di un sistema integrato di protezione civile transfrontaliera tra le due isole in caso di disastro civile o ambientale, o ancora gli interessanti sviluppi prodotti dal network di ricerca biomedica transfrontaliero nel progetto IMAGENX[8], generatore di una nuova interessante gamma di cellule staminali utili nella lotta contro il cancro mammario.

Ulteriori passi avanti sono stati inoltre realizzati per il nuovo Programma Operativo 2014-2020, presentando delle marcate differenze rispetto ai suoi predecessori. Prima di tutto, il programma ha seguito una linea evolutiva che lo ha portato ad aumentare il contributo FESR in dotazione dell’autorità di gestione dei fondi. Per quest’ultimo periodo di programmazione, il totale dei fondi europei corrispondenti raggiunge un ammontare di € 43.952.171 (con un totale complessivo all’incirca attorno ai 51 milioni di euro). Tale incremento è stato raggiunto per la programmazione 2014-2020 grazie al superamento del criterio territoriale di accesso limitato ai fondi per alcune province siciliane. Infatti, nelle precedenti programmazioni l’area transfrontaliera siciliana eleggibile era stata principalmente delimitata nelle province meridionali siciliane, con partecipazione eccezionale al 20% del finanziamento per i territori di Catania e Palermo. Secondo il nuovo regolamento, dunque, tutto il territorio dell’arcipelago siciliano è adesso eleggibile per la partecipazione nei vari progetti di cooperazione (l’arcipelago maltese era sempre stato incluso nella sua totalità). Finalmente, importanti cambi strutturali sono stati dettati dall’esperienza di programmazione. Scompare, con rispetto alle edizioni anteriori, la distinzione tra progetti ordinari e strategici (ovvero, con protagonismo degli enti regionali o dell’ente statale quale leader partner dell’azione) per procedere a una programmazione a due fasi (ovvero a due bandi) più simile ad altre esperienze INTERREG sul continente. Una situazione simile si presenta per la strutturazione degli obiettivi, che seguendo una chiara matrice strategica europea scegli di concentrare gli assi tematici d’azione del programma nell’ambito di: 1. Innovazione e Ricerca; 2. Competitività della zona transfrontaliera; 3. Tutela del medio ambiente e gestione sostenibile delle risorse. È interessante inoltre denotare la rimozione di un asse tematico dedicato a trasporto ed infrastruttura per la gestione 2014-2020, molto probabilmente dovuta all’esiguità dei fondi disponibili e alla scelta deliberata di investire su queste politiche unicamente a livello individuale attraverso l’apposito fondo di sviluppo regionale.

Per quanto concerne la struttura di governance dell’area, il programma implementa delle istituzioni di stampo nettamente comunitario e specificamente disegnate per la realizzazione del programma. Esso infatti dispone di una Autorità di Gestione Unica dei fondi (direttamente finanziata dalla Commissione) e di un apposito Segretariato Tecnico Congiunto dedito all’esecuzione della programmazione, entrambi situati nella capitale siciliana di Palermo. Ciononostante, il governo maltese è anch’esso rappresentato ed attivo nelle operazioni di cooperazione attraverso dei membri ministeriali appositamente assegnati all’Autorità Nazionale di Coordinamento Maltese del programma, sebbene ubicati nella capitale maltese della Valletta. È interessante notare come, in occasione della preparazione della programmazione 2014-2020, un ulteriore esperimento di governance sia stato elaborato attraverso la creazione di una task-force transfrontaliera congiunta per un approccio maggiormente multilivello verso le future politiche frontaliere. Attivo tra il 2012 ed il 2014, ha incluso tra i suoi partecipanti 1 membro della autorità unica di gestione siciliana, 1 membro del governo italiano, 1 membro dell’autorità di coordinamento maltese e 1 membro del segretariato tecnico congiunto, stimolando la presenza ad hoc di ulteriori enti pubblici o privati direttamente interessati dalle politiche rilevanti in elaborazione (INTERREG Italia-Malta Website, 2017).

Sebbene l’intero iter descritto anteriormente riconosca con merito il progresso di un programma di cooperazione transfrontaliera giovane ed in espansione come quello dell’area Sicilia-Malta, è importante notare che esistono tutt’ora determinate complicazioni che ostacolano il pieno potenziale della programmazione. Tuttavia, il discorso è indubbiamente più trascendentale al di là dei discorsi abituali (sebbene giusti) sugli eccessi di burocratizzazione europea e sulle difficoltà di realizzazione della progettazione. Nella realtà, i veri ostacoli tendono ad andare anche oltre l’operato delle istituzioni e del personale addetto ai lavori del programma operativo, in grande maggioranza valutato con un feedback nettamente positivo sul loro operato nel corso delle interviste realizzate dall’autore. Come elabora chiaramente Robert Leonardi (2016) in un suo recente scritto sulle difficoltà di gestione dei fondi strutturali da parte della Regione Sicilia, sia lo Stato italiano che la Regione autonoma presentano dei chiari sintomi di malessere nei confronti della programmazione europea. Si prenda l’esempio del ritardo di due anni dello Stato italiano nell’elaborazione dei nuovi documenti strategici (l’Accordo di Partenariato ed il Quadro Strategico Comune) necessari per accedere ai Fondi di Coesione 2014-2020 e che ha pesato con dei grossi ritardi per tutta la progettazione a partecipazione italiana (p. 286-7). Inoltre, nel caso della Sicilia, si consideri la critica mossa verso una programmazione regionale settoriale e singola, orfana di una visione strategica integrata che metta maggiormente in relazione le varie azioni europee finanziate. Sempre secondo Leonardi, una ulteriore critica andrebbe rivolta alla sottovalutazione dei legami con l’esterno da parte della Regione che, sebbene svolga le proprie mansioni standard e menzioni la centralità della Sicilia nell’ambito mediterraneo e nel mercato europeo, agisce successivamente in minor misura nell’affermazione di strategie concrete senza mettere reale enfasi su assi portanti della politica di coesione, come ad esempio nel caso della cooperazione transfrontaliera (p. 291-295).

 

3.     Metodi innovativi di Governance transfrontaliera: le Euroregioni.

Come menzionato nella introduzione dell’articolo, esistono chiaramente più di un centinaio di programmi di cooperazione territoriale, molti dei quali ricoprono virtualmente tutte le frontiere interne della UE. Sebbene i meccanismi europei standard per i finanziamenti derivino dall’innesto di un programma INTERREG sulla linea di frontiera, è pur tuttavia accertato che tali strumenti istituzionali non sono gli unici presenti nello scenario della cooperazione territoriale, perlomeno a livello transfrontaliero. Al contrario, esistono numerose organizzazioni denominate Euroregioni nel territorio europeo che catalizzano ulteriormente le politiche di cooperazione transfrontaliera[9]. Attraverso l’attività di ricerca della rete accademica RECOT di cui l’autore forma parte, è possibile oggi affermare l’esistenza di circa 150 euroregioni attive sul territorio UE (Camonita, F.; Berzi, M.; Durà, A.; Noferini, A. 2016a, 2016b, 2016c).

È importante definire però che le Euroregioni non rappresentano alcun livello addizionale di governance al di fuori di quello inserito nei sistemi territoriali statali. Al contrario, si tratta di accordi politici realizzati dai vari enti territoriali il più delle volte a livello sub-statale (comuni, province, regioni) che si alleano con altri attori simili dall’altra parte della frontiera per favorire la nascita di un territorio transfrontaliero integrato attraverso politiche comuni settoriali (siano esse basate su temi tipici come: economia locale, cultura, educazione, medio ambiente, trasporti e accessibilità, ecc.). Tale associazionismo si presenta inoltre spesso in una dimensione multilivello: ciò significa che l’accordo è possibile non esclusivamente sullo stesso livello territoriale (comune-comune o regione-regione) bensì anche su diversi livelli (ad esempio tra una associazione di comuni e una regione, o nel caso dell’INTERREG Italia-Malta tra uno Stato e una Regione). Sebbene tale pratica sia considerata in maniera positiva per la sua flessibilità nella produzione di politiche più inclusive per tutti gli attori territoriali coinvolti, bisogna tuttavia ricordare che le differenti divisioni territoriali ed amministrative presenti negli Stati Membri attribuiscono differenti poteri e responsabilità settoriali delimitate dalle loro costituzioni giuridiche. Pertanto, è sempre essenziale capire alle basi dell’accordo quali tipi di politiche settoriali è possibile affrontare congiuntamente in una futura strategia euroregionale.

Al di là dell’accordo politico, stabilire quale tipo di forma giuridica adottare nella creazione di una nuova euroregione a lungo termine rappresenta una ulteriore sfida nell’adozione di suddetta struttura di cooperazione. Senza alcun dubbio, la creazione del denominato Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) da parte della Commissione Europea nel 2007 ha generato un interessante trend di convergenza per le euroregioni di più recente creazione[10]. Ciononostante, e in special modo nelle euroregioni meno recenti e con altri tipi di accordo già stabiliti, i GECT possono soltanto rappresentare un braccio operativo accoppiato ad altre istituzioni euroregionali preesistenti. È questo il caso ad esempio della Euroregione Pireneo-Mediterranea (che include la Catalogna e la recente costituita Occitana), dove il GECT esegue strettamente funzioni di ricerca e gestione di fondi europei in progetti specifici, data l’esistenza attiva di un segretariato e di una direzione euroregionale a Barcellona ed a Tolosa. La seconda forma legale prevalente nelle maggior parte delle euroregioni europee è rappresentata da associazioni e consorzi di diritto pubblico o privato normalmente ascritte nei registri legali degli stati membri (e soggette al diritto nazionale rilevante). Una terza deriva infine dalla costituzione legale di fondazioni o ONG ad hoc con partecipazione dei vari enti territoriali, ma appare ovvio che quanto meno vincolanti i legami giuridici tra i vari partner, quanto più l’Euroregione dovrà dipendere esclusivamente dalla volontà a cooperare degli attori coinvolti. Inoltre, tali strutture soft molto probabilmente mostreranno delle ulteriori complicazioni nella eventuale gestione di fondi europei e delle asimmetrie nella gestione dello staff dell’organizzazione euroregionale.

Volendo entrare più in dettaglio sui tipi di strutture formali assunte dalle euroregioni, esse possono variare da un duo minimo composto da un organismo decisionale ed un agente esecutivo fino ad arrivare a organizzazioni molto più strutturate che includano una struttura collegiata esecutiva (board esecutivo), un segretariato tecnico, una serie di commissioni ad hoc per la discussione delle varie politiche transfrontaliere e persino un ufficio di rappresentanza congiunto a Bruxelles. Ovviamente, non esiste un unico modello predefinito ex-ante ma una moltitudine di situazioni che si adeguano ai diversi contesti territoriali selezionati. Infine, nell’implementazione di una nuova struttura euroregionale non si suggeriscono esclusivamente espansioni istituzionali destinate ad aumentare i costi di coordinamento. Di fatto, esistono chiari casi di cooperazione transfrontaliera in cui sono stati coinvolte strutture amministrative preesistenti appartenenti ai membri delle euroregioni (per esempio nel caso delle commissioni tematiche, dove i membri coinvolti provengono dalle rispettive amministrazioni territoriali).

 

4.     Una Euroregione per l’area transfrontaliera Sicilia-Malta?

Nonostante il nome formale dell’accordo INTERREG nomini l’Italia come membro protagonista in virtù delle autorità statali, è certamente utile realizzare come tale programma sia in realtà dedicato a una regione transfrontaliera composta dall’intero arcipelago Siciliano e dalla totalità dell’arcipelago Maltese. Con la sua superficie totale di 25.956Km2 ed una popolazione totale di circa 5.400.000 abitanti, tale area transfrontaliera presenta delle affascinanti caratteristiche politico geografiche. Innanzitutto, lo stesso territorio transfrontaliero è situato a ridosso delle frontiere dell’estremo sud dell’Unione Europea. Entrambi i territori che lo compongono sono isole situate nel centro del Mediterraneo, separate da uno stretto marittimo di circa 92Km. Da una parte, la regione Sicilia è una delle regioni più grandi dello stato italiano e possiede uno statuto economico con ampi poteri (sebbene spesso ignorati e sottovalutati, come ricordato in Armao e Saija, 2016 o Cangialossi, 2015). Sfortunatamente, la regione non riesce a realizzare il suo potenziale economico e produttivo a causa di determinati deficit strutturali che ne limitano lo sviluppo (la Sicilia continua ad essere una delle grandi protagoniste della “questione meridionale”, il deficit del sud-Italia caratterizzato, tra i molteplici fattori, dall’assenza di un tessuto industriale forte, un tasso elevato di emigrazione e la sfortunata presenza di episodi di corruzione e di inefficienza politico-amministrativa).

D’altro canto, l’isola-nazione di Malta, sebbene in condizioni generali finanziare relativamente migliori di quelle della sua isola vicina, è tuttavia minacciata degli effetti di una globalizzazione fuori controllo e del suo status di micro-nazione nel seno dell’Unione Europea. È innegabile sul suolo maltese la presenza di un reale potenziale turistico, industriale e relativo ai servizi finanzieri, nonché di una eccellente capacità di progettazione europea, capace di dichiarare Malta come l’economia più in crescita e con migliori risultati del Mediterraneo (Commissione Europea, 2015). Nonostante questo, l’ubicazione geografica in condizione di insularità e le dimensioni reali di questa piccola isola-stato le impediscono di raggiungere autonomamente livelli elevati assoluti di sviluppo (Programma Operativo INTERREG 2014-2020 Italia-Malta, 2014).

Nella realtà dei fatti esistono dunque delle serie potenzialità nell’idea di un progetto euroregionale di cooperazione transfrontaliera tra le due isole. La chiave di tutto il processo giace però nella fondamentale differenza di introdurre un chiaro messaggio politico di azione nella creazione di una struttura euroregionale Sicilia-Malta. Essa non deve affatto sostituirsi all’attuale programma INTERREG o all’operato delle sue attuali istituzioni. Al contrario, una euroregione rappresenterebbe chiaramente uno strumento di sinergia in cui incanalare un forum politico di dialogo e di proposte congiunte per poi successivamente tradurle in idee progettuali da sottoporre alle relative autorità INTERREG. La presenza di un board esecutivo e di commissioni tematiche ad hoc sulle varie politiche da poter allineare a livello delle due isole potrebbe persino spingere ad azioni congiunte finanziate però ai rispettivi livelli di Piani Operativi Nazionali (PON) e Piani Operativi Regionali (POR) dei due territori, accedendo quindi alla seconda sezione più sostanziosa dei fondi FESR. Inoltre, l’Euroregione potrebbe ricoprire funzioni ottimali di marketing e diffusione dei risultati transfrontalieri, nonché informare delle possibilità del lavoro congiunto tra i due territori nel marco di ulteriori programmi comunitari.

Un elemento fondamentale per concepire tale proposta politica si evince dalle antiche radici che accomunano le due isole. Volendo trascendere gli ultimi due secoli di storia che hanno portato i territori ad “allontanarsi” (prime tra tutte l’assimilazione della Sicilia al Regno d’Italia da un lato e l’epoca del protettorato britannico dall’altro), persistono chiaramente delle origini comuni a livello storico, socio-culturale e persino linguistico. È inoltre innegabile il collegamento geografico e ambientale che accomuna le condizioni di isole nel cuore del mediterraneo, e per il quale una strategia congiunta tra una Regione con possibili ampi poteri autonomi ed uno stato membro della UE servirebbe indubbiamente per stimolare un rinnovato ruolo di protagonismo nel Mediterraneo. Anche volendo essere cinici e rifiutare il discorso idealista sul passato comune delle due isole, esiste chiaramente una serie di argomenti che detterebbero una logica win-win per l’associazionismo di entrambe le isole nelle loro scelte strategiche. Dal canto suo, la Sicilia potrebbe mettere in gioco le risorse ed il suo potenziale territoriale non debitamente sfruttato in una rinnovata ricerca identitaria del suo ruolo come regione europea in una Europa che dona volontariamente delle opportunità concrete ai propri enti sub-statali. Malta, dall’altro lato, potrebbe avere diritto di accesso a queste risorse contribuendo alla maturazione politica regionale della sua isola vicina, forte del suo status di stato membro della UE. Quasi tutti gli accademici concordano nell’affermare che la cooperazione territoriale non sia la panacea immediata per tutti i mali di un territorio, ma questo non è indubbiamente un motivo per trascurarne i potenziali effetti benefici. Di fatto, le pratiche europeizzanti derivate dal perseguimento delle politiche territoriali UE potrebbero portare a una rinnovata enfasi nella responsabilità derivante da un lavoro congiunto con un vicino internazionale. Inoltre, potrebbero a sua volta comportare una riduzione nelle ricadute verso l’inefficienza amministrativa e gli infausti episodi di corruzione e sprechi nella gestione delle risorse attraverso un lavoro di scrutinio congiunto. Di fatto, Malta è notoriamente conosciuta in questo campo come una campionessa di europeizzazione, forte delle sue trasformazioni necessarie per l’accesso nell’Unione e per la sua gestione generale delle risorse UE.

È indubitabile che le riflessioni qui proposte formerebbero parte di un ambizioso progetto politico e di una scommessa a largo termine da parte delle istituzioni politiche di entrambi i lati della frontiera. Ma è altrettanto vero che una strategia politica di questo genere deve essere intrapresa dalla Regione Sicilia in quanto simbolo di un reale desiderio di svolta. È la Regione Siciliana a necessitare realmente il riscatto dalla sua condizione di regione “rossa” nella politica di coesione, quell’agognata uscita dall’eterna questione meridionale italiana. E, in quanto tale, deve essere essa a poter presentare un piano appetibile per il governo di Malta, altrimenti interessato unicamente a realizzare gli obiettivi unici proposti dal relativamente “piccolo” programma INTERREG Italia-Malta. La traiettoria è già stata tracciata da decine di esperienze euroregionali in tutto il territorio UE, e la nuova sfida verrebbe presentata dalla creazione di nuovi percorsi di cooperazione transfrontaliera davanti ad una frontiera marittima e con ai due lati uno stato-nazione ed una regione ad ampi poteri autonomi ed amministrativi.

L’attuale programma INTERREG e le sue relative istituzioni portano avanti la programmazione europea con incoraggianti risultati, ma senza una reale strategia politica ed una seria presa di coscienza identitaria da parte della Regione, le critiche mosse verso una programmazione regionale isolata e fine a sé stessa non potranno mai essere realmente superate. Gli strumenti europei sono tutt’ora disponibili e le istituzioni europee potranno solo ricompensare un maggiore sforzo regionale per uscire dalla zona di recessione. Ora più che mai, avendo subito gli effetti disastrosi della recente crisi economica, è il momento per la l’Autonomia Siciliana di concepire una svolta verso un ruolo di regione europea realmente partecipe nelle politiche di coesione.

 

Bibliografia

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Camonita, F.; Berzi, M.; Durà, A.; Noferini, A. (2016b). Comparing Euroregional Projects for Sustainable Development: A global view on CBC in the European Union. Communication presented at: ABS Europe Conference 2016: Differences and discontinuities in a ‘Europe without borders’. University of Luxembourg, University of Kaiserslautern, Saarland University, University of Trier, University of Lorraine, University of Liège. Luxembourg – Luxembourg, 4 October 2016.

Camonita, F.; Berzi, M.; Durà, A.; Noferini, A. (2016c). Cross-Border Cooperation in Euroregional Spaces: Assessment and Evaluation of CBC Local and Urban Experiences.  Communication presented at: Proposal for 15th Border Regions in Transition (BRIT) Conference Cities, States and Borders: From the Local to the Global. University of Southern Denmark, University of Hamburg, HafenCity University Hamburg. Hamburg – Germany),  Sønderborg – Denmark), 17-20 May 2016.

Cangialossi, F. (2015). L’isola dei passi perduti: Storia istituzionale dell’Autonomia regionale siciliana dal viceré Caracciolo ai giorni nostri. Nuova Ipsa Editore. Palermo.

Commissione Europea, 2008. Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Malta 2007-2013. Decisione C(2008 )7336 del 27.11.2008 http://www.italiamalta.eu/component/option,com_docman/task,doc_download/gid,1/Itemid,29/lang,en/[ultima data di consulta 17/05/17]

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Commissione Europea, 2015. Country Report Malta 2015. {COM(2015) 85 final}Brussels, 26.2.2015. SWD(2015) 37 final. http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/csr2015/cr2015_malta_en.pdf[ultima data di consulta 17/05/17]

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Note

[1] Si sottolineano alcune imprecisioni nel conteggio della pagina web generale della commissione europea, riviste alla luce della Decisione di esecuzione della Commissione 2014/388/UE del 16 giugno 2014 che stabilisce l’elenco delle regioni e delle zone ammissibili a un finanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale nel quadro dell’obiettivo di cooperazione territoriale europea per il periodo 2014- 2020. http://ec.europa.eu/regional_policy/en/atlas/programmes/?search=1&keywords=&countryCode=IT&regionId=ALL&themeId=ALL&programType=ALL&objectiveId=ALL&periodId=3) Per una lista più soddisfacente consultare http://www.sportelloeuropacomunevittoria.eu/programmi-di-interreg-che-coinvolgono-litalia/

[2] Alla data di stesura di questo articolo, l’autore ha trascorso un periodo di tre mesi come ricercatore visitante presso l’Università di Palermo (Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali) per l’esplorazione del caso di studio principale della propria tesi (P.O. INTERREG Italia-Malta).

[3] Esiste un interessantissimo dibattito letterario sull’adesione dell’Isola-Nazione al club degli stati europei, segnalando un esperimento di europeizzazione a carattere fortemente partecipativo da parte dei cittadini maltesi (con una affluenza alle urne relativa all’adesione pari al 90,9% della sua popolazione ed un voto a favore totale del 53,6%). Per ulteriori informazioni Harwood; 2014, Tabone & Nardelli, 2014.

[4] Fondi Europei di Sviluppo Regionale, comunemente conosciuti come Fondi di Coesione. Le informazioni sui fondi sono consultabili qui:  http://www.italiamalta.eu/component/option,com_docman/task,doc_download/gid,600/Itemid,/lang,en/

[9] L’autore forma parte di un gruppo di ricerca interdisciplinare dell’Università Autonoma di Barcellona (Spagna) denominato RECOT (Rete Europea di Cooperazione Territoriale) che ha accumulato più di 10 anni e 3 progetti di ricerca (2 Nazionali e 1 internazionale) nell’ambito della cooperazione transfrontaliera. Le parti di questo articolo inerenti al tema euroregioni procedono dall’ambizioso progetto COOP-RECOT II, basato sulla definizione e catalogazione delle Euroregioni esistenti sul territorio europeo http://blogs.uab.cat/recot/research-projects/.

[10] L’utilità derivata da tale forma giuridica deriva dalla possibilità per degli attori pubblici di differenti stati membri di uniformarsi in una sorta di attore pubblico transnazionale per la gestione di fondi comunitari.

 
 

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Francesco Maria Camonita

Di origini siciliane, Francesco è laureato all'Università di Swansea (Galles, UK) e possiede un Bachelor of Arts in Relazioni Internazionali con studi di Spagnolo aggiunti (2012). Durante lo stesso anno, si aggrega al gruppo di ricerca accademico EUGov (Multilevel Governance in the European Union) dell'Università Autonoma di Barcellona (UAB) come assistente amministrativo di ricerca per molteplici progetti di ricerca. Durante l'anno accademico 2013-2014, consegue il titolo di Master in Studi di Integrazione Europea (UAB). Da maggio 2015, Francesco è studente dottorando in Geografia presso la UAB con una tesi su cooperazione transfrontaliera europea avente come caso di studio principale il programma INTERREG Sicilia-Malta  

In questo numero

Cultura e Società

  • Trigilia su Storia del Banco di Sicilia
  • Livolsi su Pasolini in Sicilia

Immigrazione

  • Scalchi su Integrazione dei migranti all'uscita dallo SPRAR

Politiche Pubbliche

  • Camonita su Cooperazione transfrontaliera Sicilia-Malta
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